25/03/2025
Nelle cronache di queste convulse giornate pre elettorali non mancano momenti di confronto che chiamano in causa il ruolo dell’Università di Basilicata, specialmente la sua vocazione territoriale su base regionale. In questa ottica, sarebbe il caso di tornare a discutere sullo studentato per la sede distaccata di Matera, poiché rappresenterebbe un’infrastruttura indubbiamente strategica al fine di garantire il diritto allo studio, sancito dalla nostra Costituzione. Tematica che, però, si scontra duramente con il tema dell’accessibilità economica.
Bisogna dire che l’aumento del turismo, sempre auspicabile, come rovescio della medaglia, ha reso gli affitti proibitivi per gli studenti, con prezzi fuori mercato rispetto alle loro possibilità. Le conseguenze sono evidenti, ovvero la mancanza di alloggi accessibili finisce per scoraggiare l’iscrizione di nuove matricole e penalizza il polo universitario materano.
Dello studentato, che garantirebbe soluzioni abitative a prezzi calmierati, favorendo una maggiore inclusività, ne parliamo da due decenni, in prima linea Città Plurale e il suo indomito megafono, Marino Trizio. Ma, dopo anni di civilissime sollecitazioni e accorati appelli, le riflessioni sull’attrattività della sede universitaria non sono mai state accolte nel loro significato più autentico. Tanto più che una residenza universitaria diffusa, capace di andare oltre la sede in via di completamento in cima alla collina di Lanera, migliorerebbe l’attrattività dell’ateneo, coinvolgendo studenti anche da altre regioni, incidendo sull’indotto economico per la città, nonché sul suo livello culturale. Si tratta di un processo, è stato detto che, in prospettiva, potrebbe incentivare finanche l’apertura di nuovi corsi di laurea e la crescita dell’offerta formativa.
Non di meno comporterebbe benefici economici e sociali per Matera, per la ragione che un flusso costante di studenti residenti contribuirebbe alla vitalità economica di tutta la città. Vogliamo andare oltre e interpretare i migliori propositi più volte esplicitati dagli studenti? Ebbene, un ecosistema universitario più solido potrebbe favorire, tra l’altro, la nascita di nuove imprese, start-up e spazi di co-working, rafforzando il tessuto socio-economico, così da opporsi efficacemente all’emigrazione giovanile e allo spopolamento del territorio provinciale.
Di contro, senza opportunità di alloggio e studio, i giovani, per primi quelli della provincia materana, sono costretti a trasferirsi altrove, impoverendo le nostre comunità di risorse umane e competenze. Insomma, nel suo piccolo, uno studentato potrebbe fungere da ponte per trattenere i talenti, collegando università, imprese e istituzioni locali.
Forzando ancora la declinazione dei verbi del possibile, e andando oltre la logica dell’immobile previsto a Lanera, non sarebbe inutile discutere di sostenibilità e rigenerazione urbana. Un serio progetto di studentato diffuso potrebbe essere inserito in un piano di rigenerazione urbana, recuperando edifici inutilizzati senza consumare nuovo suolo. La prospettiva è quella d’includere soluzioni ecologiche come energia rinnovabile, mobilità sostenibile e spazi condivisi, integrandosi con la visione di Matera come città innovativa.
In conclusione, uno studentato a Matera, a partire da quello di Lanera, non sarebbe solo una risposta alla crisi abitativa studentesca, ma un volano di sviluppo per l’intero territorio. Occasione per trasformare la sede dell’Unibas in un vero polo universitario, non contro, ma coniugandosi al boom turistico inteso come ulteriore sprone alla crescita culturale e accademica della città.
Pasquale Doria