Un Magnifico Maestro del rupestre, il ricordo di Cosimo Damiano Fonseca

image11 Marzo 2025

Non può passare nell’indifferenza, soprattutto di quanti hanno avuto la fortuna di conoscerlo, la scomparsa di Cosimo Damiano Fonseca. Il suo intenso lavoro ha contribuito a far riconoscere Matera come Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco. Fondatore e primo Magnifico Rettore dell’Università della Basilicata, Accademico dei Lincei, ha dedicato fondamentali e numerosi studi alle chiese rupestri, incidendo significativamente alla comprensione di questo patrimonio storico e culturale.

La scomparsa di Cosimo Damiano Fonseca spinge a un doveroso ricordo che, tra l’altro, non può cancellare il ricordo di un progetto al quale pur, tenendo in modo particolare, non è mai decollato, purtroppo. Nonostante i suoi sforzi personali il Museo dell’habitat rupestre ha finito per rimanere un sogno nel cassetto. Le competenze c’erano tutte, ma non la volontà decisionale per dare gambe a un’iniziativa di ampio respiro che avrebbe dovuto svilupparsi sul versante terminale a nord-est della Civita, nel cosiddetto ambito 18. Un’area che dal Museo e Centro di documentazione dell’habitat rupestre avrebbe dovuto mettersi in collegamento con le aree espositive sulla strada di circonvallazione dei Sassi, realizzata con non poche conseguenze negli anni ’30, ovvero via Madonna delle Virtù.

Oltre al Museo dell’Habitat, nello stesso comparto erano previsti la Scuola degli Artieri “Altobello Persio”, un Incubatore d’imprese arte, cultura, design, un residence, in armonia con lo spazio-Mostre di San Nicola dei Greci.
Ambizioso e ancora attuale l’obiettivo. Descrive in termini esaustivi il fenomeno delle chiese e gli eremi scavati nella roccia nella zona di Matera, offrendo un’analisi dell’architettura e della storia di questi luoghi di culto, tipici dell’Italia meridionale e in particolare dell’area della Murgia e degli antichi rioni Sassi di Matera. Fonseca l’inseriva nel quadro della diffusione del monachesimo orientale e occidentale, mettendo in luce il ruolo di questi insediamenti religiosi nel Medioevo, puntando alla valorizzazione dei siti, sottolineandone l’importanza storico-artistica e il legame con la cultura bizantina e longobarda.

Per una panoramica più che breve dei suoi studi, è impossibile non citare i Convegni internazionali della Civiltà rupestre. Basilare il primo tenutosi nel 1971 a Casalrotto-Mottola e i tre successivi. Momento in cui si è cominciato a precisare il contesto e l’immagine del fenomeno rupestre del Mezzogiorno d’Italia nell’ambito dell’Impero bizantino, oltre ad approfondire bene gli elementi costitutivi dell’habitat indagato, nonché le sue strutture e il suo territorio.

Decisiva, inoltre, la comparazione delle aree rupestri del Mezzogiorno peninsulare italiano con le altre “aree omogenee” dello stesso bacino culturale, a iniziare dalla Serbia e dalla Cappadocia per proseguire con la Sicilia e la Sardegna” e, quindi, l’importanza, di conferire una sostanza sistematica agli studi ai quali non è possibile non fare riferimento, esprimendo riconoscenza e la gratitudine che si deve a un Magnifico Maestro, che sicuramente ci mancherà.

Pasquale Doria
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